La lettera del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, l’ha “lasciata senza parole”. “Non me l’aspettavo”, dice Maria Cristina Gallo, la prof ‘coraggio’ di Mazara del Vallo, che per prima denunciato i ritardi sui referti istologici all’Azienda sanitaria provinciale di Trapani. Otto mesi di attesa e diverse Pec prima di ottenere l’esito di quell’esame che le ha rivelato una diagnosi gravissima, un sarcoma che nel frattempo aveva sviluppato metastasi ai polmoni, alle ossa, al fegato e alla pancia. “La sua è una vivida testimonianza di coraggio e dedizione al proprio ruolo a conferma di come l’insegnamento sia una vera e propria missione per persone con le qualità umane come quella da lei dimostrate”, ha scritto il ministro. Un caso salito alla ribalta della cronaca a fine gennaio e che nei giorni scorsi, dopo interrogazioni parlamentari, ispezioni della Regione e del ministero della Salute ha portato all’avvio della procedura di decadenza del direttore generale dell’Asp di Trapani, Ferdinando Croce, nel frattempo sospeso dalle funzioni per 60 giorni.
“Quando l’ho saputo non mi sono sentita sollevata dice all’Adnkronos , lo sarò quando ci sarà un cambiamento reale, un giro di boa, quando il diritto alla salute tornerà al primo posto dell’agenda politica, in Sicilia come nel resto d’Italia. La giustizia farà il suo corso, c’è un’indagine aperta e chi ha sbagliato pagherà. Ciò che più mi ha rattristato e sconvolto, però, in questi mesi è stato il rimpallo di accuse e responsabilità. Ammettere delle negligenze o delle leggerezze sarebbe stato un primo passo utile”. Invece, ragiona la prof di italiano e storia all’Istituto industriale Ruggiero d’Altavilla di Mazara del Vallo, per mesi è andato avanti “un pericoloso scaricabarile”. “Dopo la prima interrogazione parlamentare ammette Gallo pensavo ci sarebbe stato un intervento tempestivo. Invece, ho visto un sistema di coscienze viziate e ammalate, un’immobilità drammatica, una lentezza che ha aggravato la condizione di tanti pazienti come me”. Per la professoressa oggi in cura all’Istituto nazionale dei tumori di Milano, “la sanità siciliana deve tornare credibile”. Per lei, dopo i lunghi mesi in attesa di quel referto che le ha cambiato la vita, non lo è stata più. “Non ho avuto nessun dubbio ad andare via per farmi curare, qui mi sono sentita perduta”.
Il suo calvario inizia il 14 dicembre del 2023 con un intervento per un fibroma uterino all’ospedale di Mazara del Vallo, il tessuto prelevato viene inviato a Castelvetrano. “Dopo un mese chiamo in ospedale per chiedere il risultato del referto. Mi dicono che mi avrebbero contattato loro non appena fosse stato pronto”. Non è la sola paziente ad aspettare. “Tanti erano nelle mie stesse condizioni”. Oltre 3mila in attesa si è poi scoperto. “Tutte le volte che chiamavo in ospedale la frase era sempre la stessa: ‘Signora la chiamiamo noi, non si deve preoccupare’. Una frase ripetuta, a volte, con un certo fastidio”. A distanza di due mesi una tac ai polmoni conferma l’assenza di metastasi. “E’ un dato rilevante perché se avessi iniziato subito la terapia non mi sarei ridotta così”, dice oggi. Il 2 agosto la prof ha un forte mal di pancia e, a pagamento e privatamente, si sottopone a un’ecografia e a una tac. Emerge una massa di sette centimetri e a quel punto contatta un avvocato.
“Prima una chiamata del legale, poi delle Pec. Richieste formali dopo le quali arriva il referto: si tratta di un sarcoma“, racconta. E’ il 14 agosto. “La dottoressa che lo consegnò a mio marito pianse”. Per Maria Cristina Gallo non c’è scelta. “Sono andata a Milano, lì hanno rifatto tutti gli esami, scoprendo le tantissime metastasi al fegato, alle ossa, ai polmoni e alla pancia, perché in otto mesi il male si era fatto strada”. Ogni settimana la prof coraggio vola a Milano per sottoporsi alla chemioterapia. “Vado la mattina all’alba e torno la notte. Lì si stanno prendendo cura di me, mi sento seguita e accudita”. Lo scorso ottobre ha presentato una denuncia alla Procura di Marsala. “Quando in ospedale ho ritirato la cartella clinica, mi è stato detto che ero tra i 3mila pazienti in attesa del referto, alcuni attendevano da ottobre del 2023. Da quel momento ho capito che dovevo denunciare, il mio chiodo fisso sono diventate quelle persone che come me erano vittime di questa ingiustizia. Ho pensato che dovevo farlo subito, perché più tempo perdevo più altre vite erano a rischio. Ho sentito che era un dovere morale, non mi sono posta neanche il problema di come conciliare la mia malattia, la mia sofferenza con questa battaglia legale”.
A turbarla in questi mesi sono state anche le parole usate dal dg sospeso dell’Asp di Trapani. “Parlava di noi come ‘casi’, è stato molto doloroso perché dietro quelli che per lui erano ‘numeri’ c’erano esseri umani, famiglie distrutte, persone che soffrivano e che a ogni ritardo si ammalavano ancora di più”. In questi mesi in pochi l’hanno chiamata. “Sin dall’inizio ho avuto vicino solo Giorgio Mulé (il vice presidente della Camera dei deputati, ndr). Dopo il clamore mediatico, nelle ultime due settimane, ho ricevuto la chiamata di Matteo Renzi e di Davide Faraone, la scorsa settimana è venuto a trovarmi il sindaco. Nessun altro si è fatto sentire. Il silenzio si è protratto per mesi“. Nessuna telefonata dai vertici della sanità siciliana così come da quelli dell’ospedale di Mazara.
“Certo, dimostrare attenzione al malato, parlo di me come di tutti quelli che sono nelle mie stesse condizioni, avrebbe avuto un valore, anche solo umano. Il punto, però, in questa vicenda non è chiedere perdono, le scuse senza un cambiamento reale e non annunciato sui giornali e in tv della sanità siciliana servono a poco. Il mio desiderio oggi è che nella nostra Isola la sanità, il vero grande malato, possa diventare non solo credibile ma anche più umana. Occorre, però, che questo cambiamento avvenga subito, altrimenti resteranno solo le macerie e dal male non potrà che generarsi altro male”. (di Rossana Lo Castro)