“No ai pm poliziotti, riforma Nordio intacca valori costituzionali”

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(di Elvira Terranova) Ribadisce la “ferma contrarietà dell’Anm” alla riforma della giustizia che, a suo dire “muterà sicuramente il delicatissimo equilibrio tra poteri dello Stato” e annuncia “momenti di riflessione collettiva” per “fare comprendere i pericoli che la riforma potrebbe creare non per il singolo magistrato ma per i cittadini”. Giuseppe Tango è il Presidente della sezione distrettuale dell’Anm di Palermo e, in questa intervista all’Adnkronos, si dice convinto che il provvedimento a firma Nordio “indebolirà anche il Csm” e “aumenterà i costi che andranno a gravare sull’intera collettività”.

D: Presidente Tango, il vostro appello, lanciato al Congresso Nazionale dell’Anm che si è tenuto di recente a Palermo, anche attraverso il suo intervento, è rimasto sostanzialmente inascoltato…

R: La partita è ancora aperta, non c’è nulla di deciso, ma le intenzioni manifestate dal Governo sono ormai chiare. Come magistratura associata non possiamo che mostrare tutta la nostra ferma contrarietà e non per entrare in logiche di gratuita contrapposizione, ma perché la riforma assume una tale gravità che non possiamo non pronunciarci a difesa dei valori costituzionali – primo fra tutti di uguaglianza del cittadino di fronte alla legge- che verrebbero certamente intaccati.

D: La separazione delle carriere dei magistrati è l’aspetto della riforma maggiormente critico per voi magistrati?

R: I magistrati, per espressa volontà dei nostri saggi padri costituenti, appartengono allo stesso ordine giudiziario e condividono la medesima cultura della giurisdizione. Si tratta di un modello che ci invidiano anche all’estero e che è sicuramente garanzia di maggiore qualità della giustizia e tutela per il cittadino.

D: Si spieghi meglio.

R: Io, per esempio, da cittadino mi sentirei maggiormente tutelato, sapendo che un pubblico ministero ha dalla sua un percorso di formazione comune con il giudice, se non addirittura una trascorsa esperienza di giudicante, anziché essere formato per diventare “l’avvocato dell’accusa”. Con questa riforma il pm rischia di essere intriso, invece, non più della cultura della giurisdizione, ma imbevuto di quella poliziesca.

D: E come invece l’unitarietà della giurisdizione migliora la qualità della giustizia?

R: Avere la possibilità di svolgere entrambe le funzioni (di giudice e pm) è sicuramente un arricchimento. Proprio in questi giorni abbiamo celebrato la figura di Giovanni Falcone: ebbene non dimentichiamoci che, anche grazie al passato esercizio della funzione di giudice fallimentare e al patrimonio conoscitivo allora acquisito, ha potuto mettere a punto quel formidabile metodo, che non a caso porta il suo nome, conosciuto oggi in tutto il mondo.

D: Chi chiede carriere separate sostiene però che oggi le parti del processo penale, cioè pubblico ministero e avvocato, non abbiano lo stesso peso davanti al giudice

R: Si tratta di un’argomentazione, che – se letta in buona fede – non tiene conto del diverso ruolo che l’avvocato ed il pubblico ministero esercitano: l’avvocato è chiamato a difendere gli interessi di una parte e cercare la soluzione più conveniente per il suo cliente (a prescindere dalla colpevolezza o meno), mentre il pm deve in ogni caso ricercare la verità dei fatti. Se quest’ultimo nel corso delle indagini o addirittura a processo avviato, si rende conto che non ci sono elementi per sostenere validamente l’accusa, dovrà chiedere rispettivamente l’archiviazione o l’assoluzione. Se addirittura letta in mala fede, si sarebbe indotti a pensare che l’autore della riforma sospetti che un giudice possa farsi condizionare nel suo libero convincimento dal rapporto di colleganza che ha con il pm: il che oltre ad essere estremamente offensivo nei confronti di chi ha giurato sulla Costituzione, è all’evidenza smentito dai numerosi procedimenti conclusisi con una assoluzione. La parità tra le parti da garantire deve essere semmai quella endoprocessuale attraverso le regole del processo.

D: Quale allora a suo parere sarebbe il vero scopo di questa riforma?

R: Tenendo in considerazione che già oggi il passaggio da una funzione ad un’altra è stato ridotto, nei fatti, ad uno solo durante l’intero percorso lavorativo, non vorrei che l’autentico e non troppo celato fine fosse quello di separare la figura del pm per poi – al grido “abbiamo la maggioranza degli italiani”- giungere a sottometterlo al potere esecutivo, con conseguente definitiva compromissione dei principi di autonomia ed indipendenza della magistratura requirente e pericoli gravissimi per la libertà del cittadino. Ma anche se così non dovesse essere, il pericolo è quello di creare un corpo autonomo autoreferenziale di “superpoliziotti”.

D: Chi sostiene la riforma afferma inoltre che la separazione delle carriere è prevista anche in altri Paesi Europei…

R: A prescindere dalle radicali differenze tra il nostro ordinamento e quello di altri Stati europei, in realtà la separazione delle carriere con l’istituzione di due C.S.M. (così come prevede la riforma) è prevista solo in Portogallo e Romania e mi permetto di dire che in nessuno dei due casi si è registrato un risultato significativo in termini di miglioramento della qualità della giustizia o dei rapporti magistratura-politica. Anzi non dimentichiamoci che nel 2023 il premier portoghese si è dimesso in seguito ad un’indagine, salvo poi scoprire che la Procura portoghese aveva commesso un errore di trascrizione nelle intercettazioni. È davvero questo il modello che si vuole seguire, a fronte di raccomandazioni del Consiglio di Europa a favore dell’unicità della carriera? Il paradosso è che mentre la comunità internazionale viaggia verso il nostro modello ordinamentale, da noi invece viene messo in discussione e rischiamo di disperderlo.

D: La riforma prevede inoltre l’istituzione di un’Alta Corte che si dovrebbe occupare dei procedimenti disciplinari dei magistrati…

R: Senza voler utilizzare troppi tecnicismi, non si comprende il motivo che porta ad istituire un ulteriore organo costituzionale – assolutamente superfluo- che svolge funzioni già oggi assegnate al C.S.M., unico organo di autogoverno che garantisce l’autonomia della magistratura. L’effetto sarà un indebolimento del C.S.M. stesso ed un aumento di costi dovuti al funzionamento di questo nuovo organo (legati agli uffici, alle risorse di personale impiegate, ai suoi componenti, ecc), che andranno a gravare sulla collettività.

L’istituzione di questo nuovo organo si giustificherebbe solo se si riuscisse a dimostrare che la funzione disciplinare è stata sino ad ora svolta malamente dal C.S.M., ma i dati che ci vengono restituiti parlano di un numero di procedimenti e sanzioni disciplinari che non ha eguali in proporzione rispetto a quelli di tutte le altre categorie di lavoratori pubblici.

D: Cosa pensa della nuova composizione del C.S.M. per sorteggio prevista dalla riforma?

R: Che non può che essere interpretata come un atto di sfiducia nei confronti della capacità dei magistrati nella scelta dei propri rappresentanti. È come se la politica decidesse di scegliere i membri del Parlamento attraverso un sorteggio tra tutti gli italiani. È chiaro, invece, che si dovrebbe permettere di rivestire certi ruoli a chi ha maggiore attitudine a farlo. Così come, per esempio, non tutti hanno l’abilità organizzativa necessaria per svolgere funzioni direttive o semidirettive, non tutti hanno la capacità di ricoprire ruoli all’interno di organi di autogoverno. Analogamente occorre garantire la libertà ai magistrati di scegliere da chi vorranno essere rappresentati. Senza considerare che magistrati sorteggiati sarebbero espressione di minore organizzazione, con conseguente indebolimento della componente togata nei confronti di quella laica, cioè quella maggiormente legata alla politica.

D: E adesso cosa potrebbe fare l’Anm?

R: Bisognerà anzitutto capire i numeri che avrà il Governo in Parlamento per sostenere questa riforma costituzionale. Se non dovessero essere quelli di una larghissima condivisione, è chiaro che il successivo passaggio potrebbe essere il referendum. Da parte nostra cercheremo di organizzare incontri e momenti di riflessione collettiva per fare comprendere i pericoli che questa riforma potrebbe creare non per il singolo magistratura, non per la categoria tutta dei magistrati, ma per i cittadini, andando a impattare sulla loro domanda di giustizia e sulla fiducia che ripongono sulla autonomia ed imparzialità dell’ordine giudiziario.

D: In definitiva da Presidente Anm di Palermo cosa si sentirebbe di dire ai cittadini?

R: Che ci troviamo di fronte ad una riforma tendenzialmente irreversibile e che sicuramente muterà il delicatissimo equilibrio tra poteri dello Stato…se voi poteste scegliere, preferireste che questo equilibrio rimanga quello disegnato dai nostri Padri costituenti o che venga mutato dall’attuale maggioranza di Governo? Di chi vi fidate di più?